Condividiamo con orgoglio questo contributo che Deborah Sutera, ospite del nostro Collegio Teologico Femminile, ha redatto per commentare la storica apertura di una sede universitaria nel quartiere Scampia di Napoli.

Anni fa – ero appena diciottenne – conobbi quella che sarebbe stata una delle mie più care amiche in questo cammino che è l’esistenza terrena. All’epoca eravamo due giovani adolescenti che si affacciavano al mondo, eppure un’austera consapevolezza – di quanto dura fosse la vita – ci vestiva già l’anima. 
Lei era di Scampia: quando m’invitò a casa sua per la prima volta nemmeno me lo disse. Temeva in cuor suo che quella parola: “Scampia” potesse in qualche modo far vacillare la mia volontà d’esser sua ospite. 
Non solo il nome di Scampia non mi avrebbe per nulla intimorita, sfrontata nei miei diciotto anni com’ero, ma non mi intimorì nemmeno accorgermi dei giri di spaccio, disinvolti e molto ordinati, che si svolgevano sotto il portone della sua casa in pieno giorno: i cancelli scrupolosamente serrati dai guardiani della droga; si usciva e si entrava solo se stabilito da loro. I posti di blocco sotto le finestre di casa, i fuochi d’artificio in piena notte per comunicare una probabile uscita di carcere o un buon bottino realizzato.
Non lo sapevo allora ma sarebbe stato quel quartiere per me un crocevia di vita; lì avrei conosciuto, nel silenzio di parole non dette, alcuni tra gli esseri umani più interessanti o nobili mai incontrati: un grande bene, infatti, è sempre mescolato a un grande male, capace di resistere in esso forte e vigoroso, per quanto nascosto. 
Un giorno io e Maria, questo è il suo nome, prendemmo parte ad una riunione organizzata su territorio napoletano nella quale i presenti sollecitavano le autorità competenti perché fosse presto aperto un Polo Universitario a Scampia. In quell’occasione eravamo in un teatro ed effettivamente pareva di domandar qualcosa che andasse ben oltre la realtà: la messa in scena di un copione impossibile. 
Maria, ancora adolescente, era all’epoca già impegnata in una petizione perché si giungesse a questo lieto finale: firme su firme raccolte per domandare che fosse eretta un’Università in mezzo alle vie dello spaccio e della vita buona e vera; firme su firme per domandare che la cultura si ergesse in mezzo agli occhi lucidi, a fare da scudo ai bambini che giocavano a pallone per strade insicure e violente, come a dire:
“Potete vivere e crescere anche qui, anche a Scampia si diventa Uomini e Donne”.
Firme su firme raccolte da quella ragazzina che incontrai sul crocevia di Scampia, a dire una speranza mai finita: che la dignità della sua gente non fosse calpestata senza fine, oltraggiata con fredda indifferenza o con la derisione della cinica disillusione. 
Maria credeva in un sogno. Sentiva che Scampia era stata per lei luogo di vita anche in mezzo ai paradossali scenari della sua infanzia, non si arrendeva all’impossibilità di un riscatto per i giovani figli dimenticati della sua terra.
Da quella raccolta firme ad oggi sono passati più di dieci anni. 
Domani, lunedì 17 ottobre 2022, si terranno le prime lezioni dei Corsi di Professioni Sanitarie nel nuovo complesso della Federico II che s’alza in mezzo ai palazzi di Scampia. La copertura del Polo Universitario è in vetro, il pavimento in pietra: un pavimento che domani sarà solcato dai primi studenti di Professioni Sanitarie: futuri medici e infermieri avranno il cielo sopra la testa e la pietra sotto i piedi. 
Oggi Maria vive lontana dalla sua terra ma se la porta ovunque, bollente, nel sangue; è un’infermiera del 118 che opera presso l’Asl Toscana nord ovest: ai miei occhi appare uno spirito forte, una mente incredibilmente vigile. Non ho visto mai nessuno svolgere un lavoro tanto critico, in vista della sicurezza altrui, come lei lo svolge: lo scrivo con fiera cognizione di causa. Se dovesse mai succedermi qualcosa vorrei trovarmi proprio nelle mani di quella ragazzina di Scampia, oggi donna forte e commossa, che quasi in un sussurro mi ha detto alcuni giorni fa:
«Il 17 ottobre sarà inaugurata l’Università a Scampia. Ricordi? Scrivi di questo, fallo per me».
Scampia: crocevia paradossale, mescolanza di droghe, violenza e degrado ma ancor più di vita nobile, forte e profonda, – vita vera – , palpito di un cuore risoluto e tenace.
Scampia diventerà da domani lunedì 17 ottobre 2022 crocevia di futuro per i giovani figli di Napoli, avventura comune di sacrificio e gioie, facoltà di esistenza dove s’impara ad essere a servizio della vita e della salute degli uomini: e ce lo racconta quella che fu una ragazzina di questa terra, oggi donna, infermiera che opera coraggiosa e testarda di vita ogni volta che si trova davanti alla morte nella piena emergenza.
Il cielo azzurro di Scampia sopra la testa, 
la solida pietra sotto i piedi.

Deborah Sutera, studentessa di teologia alla Pontificia Università Lateranense e ospite del Collegio Teologico Femminile S. Cecilia di Roma

Foto dal web

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